Femminicidio: ecco perchè non ne stiamo discutendo abbastanza

 

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Prendo la metro tutte le mattine. Mi siedo al primo posto libero che trovo e guardo i sottotitoli che appaiono sullo schermo sopra la mia testa.

Un giorno si e uno no, leggo una notizia relativa all’uccisione di una donna. Sono stata sempre molto scettica sull’utilizzo della parola femminicidio, ma oggi voglio usarla, se non altro perchè quello al quale stiamo assistendo è l’assassinio seriale di  giovani donne, una dopo l’altra. Femminicidio è una specie di fenomeno che si sta manifestando in maniera sempre più forte negli ultimi anni ma a parte l’attivismo da parte di alcuni centri (composti prevalentemente da donne) credo ci stiamo abituando a relegarlo come un fatto di cronaca.

 

femminicidio

 

Ascoltiamo in televisione i racconti frammentati dei giornalisti, qualche breve testimonianza sul fatto che la coppia fosse “una bella coppia” ed entrambi molto bravi e rispettosi. Verso la fine del servizio viene proiettata una foto della ragazza (mai del ragazzo che ha assassinato), osserviamo quegli occhi e quel sorriso che non brillerà più..e mentre iniziamo a provare una qualche forma di empatia per quello che è successo… il TG passa alla notizia successiva.

E noi di conseguenza alle nostre vite.

Va così in Italia, l’agenda setting del nostro Paese prevede in ordine Renzi, gli immigrati e ultimamente i vaccini. Non esistono notizie che vadano oltre i due minuti, dedicate ai femminicidi, non esistono speciali sui femminicidi, nè trasmissioni di approfondimento giornalistico in prima serata con ospiti in studio ed esperti del settore dedicati all’argomento. Sembrano tutti troppo preoccupati a parlare di altro. Non si avverte lo stato di emergenza in cui ci troviamo tutti, noi donne ma anche tantissimi uomini, dal momento che ogni ragazza uccisa era una figlia, madre o sorella di un uomo al quale il femminicidio avrà distrutto la vita.

Ma perchè (alcuni) uomini uccidono le loro compagne?

 

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Foto da anankenews.it

Non volevo farvi venire il cattivo umore, ma volevo instillare in voi un dubbio che trapassi come una lama la coltre di passività e routine che abbiamo (tutte e tutti) quando ascoltiamo un fatto di cronaca e non ci vengono dati gli strumenti per approfondire.

Non possiamo comprenderne davvero le cause se ci soffermiamo a spiegazioni semplicistiche e parziali come “perdita di controllo”, “raptus di follia” o “delirio passionale”. Queste definizioni ci rimandano alla caratteristica della contingenza e ci fanno circoscrivere il femminicidio all’evento isolato e specifico (con l’attenuante del passionale quasi otelliano). Il femminicidio, invece, dipende da una costellazione di fattori più che da un fattore in sè (che nulla ha a che fare con la letteratura shakesperiana).

Se infatti gelosia e possessività posso avere un ruolo, non sono i soli fattori principali.

Quali sono allora i fattori scatenanti?

 

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Secondo la ricerca dello studioso Aaron Ben-Zeév, (per maggiori informazioni leggete il libro In Nome dell’Amore), i fattori scatenanti sono molteplici ma il ricercatore ha fornito un elenco delle maggiori condizioni a rischio.

 

  • L’uomo considera la donna tutto il suo mondo e sente che qualsiasi separazione da lei possa comportare una perdita della sua identità.
  • Non coltiva interessi e lei sembra essere la sua unica ragione di vita.
  • Le caratteristiche prevalentemente associate agli uomini come onore, rispetto, potere, controllo sembra perdano consistenza vicino alla donna ed emergono debolezze e insicurezze che non si è in grado di elaborare.
  • Ha una personalità rigida e che non accetta compromessi
  • Le idee sull’ amore dell’uomo, lo portano a giustificare l’uccisione della partner e l’insistenza (nei casi di stalking).

 

Cosa possiamo fare prima che sia troppo tardi.

 

“Ci sono dei valori cui non sono disposta a rinunciare: uno tra questi è la libertà. Nessuno può imporre agli altri la sua concezione di vita. Ognuna di noi deve poter scegliere come condurla senza costrizioni o intimidazioni: la libertà è il cardine dell’ autonomia personale; ciò che permette a ogni persona di diventare attore della propria vita (…)” Michela Marzano

 

Parlare di questi temi, lo so, è brutto e triste ma è necessario se vogliamo fare qualcosa per contrastare i femminicidi. Avviare un confronto sano e serio potrebbe magari anche far emergere insicurezze e debolezze degli uomini che sono costretti a rinchiudersi dentro la maschera dell’uomo alfa. Che poi si sa che una debolezza non è più tale quando la riconosci e decidi che la devi affrontare. E proprio perchè noi donne non abbiamo questo stupido veto del soffocare le debolezze (infatti veniamo chiamate frignone, sesso debole, fragili, femminucce ecc.ecc) che  siamo interiormente più forti degli uomini.

Aiutiamo l’altro e non cerchiamo di distruggerlo usando le sue debolezze, ma al contempo ragazze, amiamoci e facciamo le scelte più giuste per noi.

Un abbraccio mie care e cari! A presto!

 

uk

I get the metro every morning. I sit on the first seat I find available and I watch the subtitles displayed on the screen above my head.

On day and one not, I read news about women’s killing. I’ve always been very skeptical about using the word feminicide, but today I want to use it, if only because we are witnessing the serial assassination of young women, one after the other by the men they loved. Feminicide is a kind of phenomenon that is becoming increasingly strong in recent years, but apart from activism of some associations (mainly represented by women), I think we are getting accustomed to relegating it as news report and that’s all.

 

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19th century portrait

 

We get used to listen the fragmented reports of journalists on television, some brief testimony to the couple that was a really “beautiful one”and both very good and respectful. At the end, a picture of the girl appeared (never the killer’s picture). We look at those eyes and smile that won’t shine anymore and as we begin to experience some form of empathy for what happened..the TV goes to the next news.

And consequently we get back to our lives.

It’s the way things are in Italy, the agenda setting of our country in based on Renzi, immigrants and lastly, vaccines. There is no news for more than two minutes dedicated to feminicides, no broadcast program with studio guests and experts dedicated to the subject. They all seem too concerned about something else. We do not notice the state of emergency in which we all are, women as well as men, as every girl killed was a daughter, mother or sister of a man to whom feminicide has destroyed his life.

Why (some) men kill their companions?

 

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Pic from Anankenews.it

 

I don’t want to let you down, instead I want to instill in you the doubt that could pass through layers of passivity and routines. Layers that wrap all of us when we hear news but we don’t have the tools to deepen it.

We can’t really understand the causes if we dwell on simplistic and partial explanations such as “loss of control”, “rapture of madness” or “passion crime”. These definitions refer to contingency categories and make us circumscribe feminicides as isolated and specific events (with the attenuating of  a sort of Othello passion  narration). Instead, feminicide depends on a constellation of factors rather than a factor itself (which has nothing to do with Shakespeare literature). If jealousy and possessiveness can play a role, they are not the major factors.

What are the triggering factors then?

 

photoAccording to Aaron Ben-Zeev’s research, (for more info read his book In The Name of Love) the triggering factors are many but the researcher provided a list of the most risky conditions.

  • Man consider the woman all her world and feels that any separation from her can lead to a loss of her identity.
  • He doesn’t cultivate interests and she seems to be his only reason for life.
  • The features mainly associated with men as honor, respect, power, control, seem to lose consistency towards the woman and weaknesses and insecurities emerge but men aren’t capable of processing them.
  • He has a rigid personality and doesn’t accept compromises.
  • Alleged ideas of love lead him to justify his partner’s killing and insistence (in stalking case).

 

What can we do before it’s too late?

 

“There are some values I’m not willing to lose: one of them is freedom. No one can impose on others his conception of life. Everyone must be able to choose how to lead it without any constraints or intimidation. Freedom is the hub of personal autonomy which allows every person to become an actor of their own life”.

I know, unpleasant emotions come up when we talk about these issues. But if we want to contrast feminicides I think is necessary. Starting a respectful and serious confrontation might even reveal the insecurities and weaknesses of the men locked in the mask of the “alpha man”. Girls know very well the weakness isn’t so anymore when you recognize it and decide that you have to deal with it. And just because we do not have this stupid veto of chocking our weaknesses (in fact we are called wimps, fragile, too sensitive etc.) that we are intrinsically stronger than men.

Let’s help each other and don’try to destroy another person using his/her own weaknesses. At the same time, girl let’s love and make the right choices for us.

A loving and dear hug! See you soon!

 

4 thoughts

  1. È una realtà purtroppo sottovalutata, eppure riempie la cronaca nera di ogni giorno. Dovrebbero parlarne anche nelle scuole (spero che già lo stiano facendo), dato che molti delitti sono compiuti da ragazzi giovani e che, a quanto pare, il problema di questi uomini è ancestrale. Una volta ho letto che un adolescente ha detto che i ragazzi non hanno più gli strumenti per fare fronte alle difficoltà emotive. Non sanno che cosa fare se la fidanzata li lascia e reagiscono nell’unico modo che conoscono: la forza.
    È un post che aiuta a riflettere, grazie.

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    1. Ciao Valentina! Grazie a te per il meraviglioso commento! Purtroppo è vero, credo che molti uomini siano molto immaturi e credono che con la forza si risolve tutto. Sono convinta anche del fatto che a differenza nostra, loro non sappiano riconoscere le loro emozioni, vivere le sensazioni spiacevoli..e questo li rende degli analfabeti emotivi

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  2. Sono molto sensibile a questo tema. Non ho mai sopportato la violenza in generale, figurati sulle donne, lo dico per esperienza personale. Non è facile liberarsi quando si entra in questo giro, spesso questi ragazzi all’inizio sembrano ok, ma poi iniziano a cambiare atteggiamento e forse è già troppo tardi per scappare. Violenza fisica, psicologica, ossessioni, magari c’è di mezzo anche un figlio… A volte il confronto può far emergere le debolezze, è verissimo, ma come possiamo sapere la reazione dell’uomo? Magari si mette a piangere ed è l’inizio di un cambiamento, o magari siccome non sa elaborare la sua debolezza reagisce con la forza, e si sa…la donna è forte interiormente più di un uomo, ma difficilmente lo è fisicamente (io sono alta 1,55 e peso 48 kg, ma dove voglio andare?!). Spesso si dice “denunciate”…ma poi spesso nessuno o quasi fa niente (anche dopo la denuncia), e poi finisce male. E’ un tema veramente interessante, questo. Bisogna parlarne eccome.
    Grazie per averne scritto.
    Alessandra

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  3. Cara Alessandra, grazie infinite per aver commentato. Ho spesso il timore che le donne e gli uomini scappino da queste questioni che di fatto però toccano le nostre vite. Ho scritto questo articolo considerando le ricerche di uno studioso del tema (nonchè autore di un libro In the Name of Love) per far riflettere sul fatto che spesso il fattore scatenante di un femminicidio non è un evento isolato come potrebbe sembrare un “delirio passionale” ma una concatenazione di fattori. Comprenderli prima che sia troppo tardi potrebbe essere decisivo. Questa è la mia modesta opinione dimmi tu che ne pensi 🙂 Ti abbraccio!

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