Noemi: e la società che tace mentre le donne muoiono

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Come molti di voi in questi giorni, ho appreso con molta tristezza la notizia di Noemi. La notizia mi ha sconvolto particolarmente perché la ragazza aveva solo 16 anni e viveva in un paese molto simile a quello in cui sono cresciuta io. Forse a 16 anni non si ha ben chiaro che cosa sia l’amore e avere una relazione sana, si crede all’amore che durerà per sempre e magari piacciono di più quei “i ragazzi cattivi”, i “ribelli” che vivono ai margini tra il possibile e il non e fanno apparire una relazione più elettrizzante. Finchè il sogno non si rompe e poi si, ci diciamo e ripetiamo che è’ davvero ingiusto morire così quando si avrebbe potuto avere una vita davanti e in momenti come questi l’unica domanda plausibile che viene in mente è se davvero non si sarebbe potuto evitare, considerando sicuramente le denunce che la madre aveva sporto contro il ragazzo e il fatto che sfortunatamente quello di Noemi non è un caso isolato.

Quante donne devono morire ancora prima che qualcuno metta in atto dei seri provvedimenti?

Le reazioni dal mondo politico mi fanno pensare che quello di Noemi viene considerato l’ennesimo caso di cronaca e non l’ennesima manifestazione di un fenomeno che si sta trascurando mentre a pagare sono le migliaia di donne picchiate, stuprate e uccise. Di fatto a parte il ministro Orlando, ministro della giustizia che ha inviato da Roma dei commissari che dovranno indagare sull’operato del Tribunale dei Minori di Lecce, tutto il mondo della politica Ministra delle Pari Opportunità inclusa, tace. Magari si ricorderanno delle donne solo quando saremo al tempo delle elezioni per poter accaparrarsi qualche manciata di voti.

La violenza contro le donne è una questione seria e molta dolorosa che spazza via le vite di donne e dei loro famigliari. Ma a parte le manifestazioni sporadiche e isolate di qualche collettivo, quali sono le azioni che si stanno intraprendendo per contrastarlo? Lo Stato sta rimanendo con le mani in mano?

Dove si potrebbe intervenire affinché le cose cambino?

  • Magari si potrebbe partire dalla scuola considerata come una delle tre agenzie di socializzazione, dovrebbe insegnare alle ragazze e ai ragazzi non solo a leggere e a scrivere ma dovrebbe educare alle emozioni, al rispetto per le persone, a distinguere una relazione sana da una relazione malata. Dovrebbe aiutare le ragazze ad essere indipendenti, libere e fiduciose in se stesse. La scuola ha al momento gli strumenti per farlo? Corsi di aggiornamento, programmi curriculari centrati che aiutino le e gli insegnanti ad affrontare questo tema?

 

  • La televisione. Si potrebbe togliere tutta una serie di programmi che confermano l’immagine della donna debole, accondiscendente, servizievole, clemente e con un innato istinto da croce rossina. Pensate non esistano programmi di questo tipo? Quando mi hanno raccontato il finale di Temptation Island (e in realtà di cosa trattasse nello specifico il programma) dopo aver visto una quantità immane di post dedicati al tema non sapevo se ridere o piangere. Inoltre, più programmi di approfondimento in prima serata con esperte/i, psicoterapeute e psicoterapeuti, esponenti del mondo politico ecc. Uso di proposito la doppia desinenza perché nei pochi programmi relativi al tema ci sono solo le donne a parlarne come se questo fosse solo un “nostro” problema e non di tutta la società in genere.

 

  • Famiglia. Finché la cura della casa e l’educazione dei figli, soprattutto delle ragazze, verrà considerata prerogativa esclusiva delle donne, le ragazze e i ragazzi non avranno l’opportunità di imparare il rispetto tra generi diversi e l’eguaglianza tra essi.

E’ importante prendere coscienza del fatto che la violenza contro le donne è un problema serio e reale. Bisogna prendersi per mano e avanzare per contrastarla perché altre donne non debbano più soffrire e soprattutto perché non dobbiamo più trovarci di frontead un’altra vita spezzata.

 

 

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