Muore Hefner ma non il fardello che ci ha lasciato.

 

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Alla veneranda età di 91 anni muore Hugh Hefner alias il fondatore di Playboy. In questi giorni si parla molto della successione e a chi andranno i suoi averi, ma l’unica eredità di Hefner che desti un  mio qualche interesse/preoccupazione è il pesante fardello culturale che ha lasciato a noi donne.

Ma facciamo un passo indietro.

 

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Con la fine della II seconda guerra mondiale si cerca disperatamente di ristabilire l’equilibrio perduto. Un rigido puritanesimo incombe in ogni famiglia occidentale.Ci si aspetta che gli uomini  ritornino a fare ” i capi famiglia” e i lavoratori. Le donne che avevano sostituito in quegli anni i loro compagni in fabbrica, si vorrebbe stessero di nuovo chiuse nelle loro abitazioni ad accudire figli e mariti. Ma le donne non ci stanno, non vogliono essere messe da parte adesso che finalmente contano qualcosa, vogliono lavorare e contribuire attivamente nella società! Allo stesso tempo i ragazzi e le ragazze del dopoguerra non sopportano il perbenismo puritano, la morale dogmatica e le rigide regole. E’ ora di dare una scossa al sistema a diversi livelli.

Iniziano le prime manifestazioni, le prime proteste degli studenti e ritornano dopo tanto tempo le proteste femministe. Si pretende l’auto-determinazione e la liberazione dei corpi, si cerca libertà e una certa spensieratezza dopo gli anni cupi della guerra. Le donne chiedono di essere soggetti attivi attraverso una liberazione che passi anche dal liberarsi delle regole legate al proprio corpo. 

 

Ma arriva Hefner e inizia l’incubo.

 

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Cresciuto in una famiglia profondamente puritana fonda una rivista che oltre a parlare di argomenti che vanno dal giornalismo alla letteratura (in questo caso gli articoli sono sempre firmati da mani maschili), risulta rivoluzionario per l’epoca perchè sdogana un’immagine del sesso patinata e molto adolescenziale che fa presa in una società che viveva esclusivamente di veti e regole rigide. Gli uomini avevano bisogno di divertirsi e così che Hefner prepara per loro una carrellata di donne nude e ammiccanti pronte per loro. Più o meno bionde, con seni più o meno grandi a seconda dei suoi gusti del momento.

Ma questo nuovo modo di vedere il sesso cosa aveva riservato alle donne?

 

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Le donne che fino a quel momento erano state vittime di una morale bigotta che le voleva coperte e in casa, si svestono e inizia la “liberazione sessuale” dettata secondo le regole degli uomini e per far piacere a questi. Peccato però che manchi un punto saliente:  l’autodeterminazione perchè le donne vengono considerate degli oggetti sessuali che devono dar piacere agli uomini.

E senza autodeterminazione non esiste liberazione. Ma  alla fine degli anni ’50 non si va molto per il sottile e siccome apparentemente si vede una liberazione sessuale: donne svestite a gogò sul magazine, da quel momento in poi ogni persona che oserà criticare verrà tacciata come “bigotta”, invidiosa e incapace di riconoscere la bellezza femminile.

 

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Ha inizio l’oggettivazione femminile e se lo considerate un argomento datato guardate un po’ la televisione, sfogliate giornali e navigate su internet: vi renderete conto di quanto questo signore abbia fatto del male al genere femminile vendendone la dignità per i suoi profitti.

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Questa è l’unica eredità che Hefner ci lascia. Siamo libere di vestirci (forse) come vogliamo ma siamo fin da piccole educate ad essere belle per attirare l’attenzione degli uomini. Ci insegnano ad essere in competizione tra di noi per un ragazzo (è raro trovare due amici che lo siano per una ragazza) e soprattutto ogni nostro gesto, sguardo, ogni vestito indossato sembra debba fare in modo di attirare lo sguardo di approvazione maschile.

Non era questa la liberazione che intendevano le femministe degli anni ’60 e adesso finalmente le donne hanno il potere  per eliminare queste forme ipocrite e patinate di pseudo-liberazione e proseguire il loro cammino libere dal giudizio maschile e rappresentarsi nelle forme che più credono adatte per loro.

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